Chiesa Madre di Diamante

Commemorazione dei defunti

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 37-40

37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Riflessione

Giorno 1 e 2 novembre sono strettamente collegati: solennità dei Santi e commemorazione dei defunti. A livello di fede vera però c’è un nodo da sciogliere. Mi spiego. Se penso ai santi, li immagino viventi, felici in Paradiso. Mi commuovo di fronte alle loro vite piene di Dio, mi emoziono, sono felice e speranzoso nel chiedere la loro intercessione. Faccio festa per loro. Basta pensare alle feste patronali. Tutto questo può andare bene, purché impariamo da loro a diventare santi anche noi. Ci dovrebbe allettare l’idea delle felicità, dell’infinito, della festa. Mi pare però che tante volte facciamo fatica a dare il permesso a Dio di seminare la sua santità in noi e di aprici a Lui incondizionatamente. Ammiriamo questo abbandono e questa obbedienza nei santi riconosciuti, i quali hanno fatto entrare Dio in loro, nei loro limiti e si sono lasciati trasformare. Per noi sembra impossibile. Non ci crediamo pienamente. Ma si può fare. Basta credere e fidarsi di Lui. Per quanto riguarda i defunti, nel sentire comune vengono visti come persone da ricordare, da commemorare. Manca la convinzione piena che tanti vivono già presso Dio e altri vivono in vista di Lui. Riflettiamo sul fatto che essi continuano ad essere figli di Dio come noi e come i santi. Di conseguenza, se crediamo nella comunione con i santi innalzati agli onori degli altari, perché non dovremmo credere la stessa cosa con i nostri defunti, quelli che sono già in paradiso e quelli che sono ancora in purgatorio. Continuano ad essere figli di Dio e quindi “viventi” nella speranza” di vederlo al più presto. Mi pare che più che guardarli in cielo e nella prospettiva di Dio, ci perdiamo a cercarli nelle ossa e nelle ceneri in terra, nei cimiteri, cosa buona ma non sufficiente. E come la mettiamo con l’articolo del credo che recita: credo nella risurrezione della carne? Impariamo dalla commemorazione di oggi a vedere i nostri defunti nella luce dell’appartenenza a Dio perché “suoi figli”. Mille visite al cimitero (sicuramente segno di civiltà!) sono ben poca cosa però a confronto della partecipazione ad una sola messa, nella quale viviamo la “comunione dei santi”. Figuratevi se la partecipazione è assidua!

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