Chiesa Madre di Diamante

Gesù Pastore e Porta della nostra vita

Buon Pastore

IV Domenica di Pasqua

Vangelo secondo Giovanni  10,1-10

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Riflessione

Nel cammino del tempo pasquale ci accompagna Gesù risorto. Ci vuole convertire alla nostra risurrezione e alla gioia che ne deriva. Si presenta a noi come il Pastore “bello” da contemplare e da seguire. San Pietro, nella Prima Lettera ci dice: “Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime”. Siamo sue pecore perché riscattate grazie al sangue versato sulla croce. Gli apparteniamo. Ci conosce e ci chiama per nome. Questa sua intimità con noi, ci muove al desiderio di Lui. E così, come pecore, ascoltiamo, riconosciamo la sua voce e lo seguiamo. Ci sono parole chiavi nel vangelo di oggi che possono segnare la nostra appartenenza e la nostra vita di risorti. La prima è quella del pastore totalmente diverso dai ladri e dai briganti. Come pastore Gesù è “porta”. Due i significati: 1) la porta custodisce le pecore del recinto; 2) la porta come unico passaggio di salvezza: “se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà ed uscirà e troverà pascolo”. La seconda parola chiave è “recinto”. Anche qui due valenze: il recinto come luogo di sicurezza e di custodia, ma anche come chiusura da cui uscire. In ambedue i casi è necessario seguire il pastore. Attenti ai ladri! Questi rubano. Il pastore dona e fa vivere esperienze di crescita. Da Lui che è “porta” si esce dal recinto delle proprie pochezze e meschinità, infedeltà e tutto ciò che è “peccato” per abitare i “pascoli” della liberazione, della vita nuova e della gioia = risorti!  La terza parola chiave siamo noi pecore che impariamo dall’unico Pastore l’arte di essere pastori e “porte”. Io, come sacerdote, voi come sposi e genitori, altri come governanti, professionisti, maestri, contadini ed artigiani e…il campo d’azione è enorme. Lo stile è quello imparato dal “pastore delle vostre anime”: custodire e far crescere, vigilando che altri (briganti e ladri) non entrino nella vita di chi e di quanto siamo responsabili. Come usciremo dal “recinto” della pandemia del virus? Con l’animo di chi andrà a fare ciò che faceva prima o col volto del pastore bello che vuole investire sulla “custodia” e sulla “gioia vera”?

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