Chiesa Madre di Diamante

La Parola della domenica

II Domenica dopo Natale

Dal libro del Siràcide

La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti”.

Dal Vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Riflessione

Nel libro del Siracide si parla della sapienza. Nel vangelo di Giovanni si parla del Verbo. E’ il Figlio di Dio, Gesù, che si fa carne. La sapienza ha ricevuto dal creatore dell’universo un ordine, quello di piantare la tenda in mezzo al popolo. Quando l’uomo pensa alla sapienza la vede nel suo innalzarsi, nel suo ingrandirsi. La sapienza umana vuole andare oltre e coltivare i propri idoli, l’ossessione per il look, l’estetica, l’andare oltre ciò che si è. La sapienza, secondo Dio, fa il percorso inverso: scende per piantare la tenda tra gli uomini. E’ il mistero dell’incarnazione: viene proprio a cercarci nella situazione in cui ci troviamo; il Verbo si fa carne. Ci sono situazioni umane non buone, dove non si vive, dove non si è. Il Figlio di Dio entra in queste mangiatoie per farci capire l’importanza di far pace con la nostra carne. Egli non ci chiama a dire no a noi stessi, ma ad accogliere quel dono che ognuno di noi è. In questa povera mangiatoia che siamo noi, in questo luogo poco apprezzabile che siamo noi, proprio lì la gloria di Dio si vuole incarnare e fare l’elogio. L’uomo, nella propria carne, è chiamato alla vera bellezza che sta nell’essere e vivere da figli di Dio.  Facendosi carne, Gesù svela l’uomo all’uomo. Solo in lui scopriamo la nostra verità e grandezza.

Con Gesù la sapienza prende dimora in noi. E’ il tema dell’ in – abitazione. Crediamo a questa Parola che Dio ha piantato in noi. E allora perché cercare il tesoro chissà dove, se è dentro di noi? Se Gesù è morto sulla croce per noi vuol dire che per lui siamo veramente importanti. E’ bello essere uomini perché Cristo ha scelto di farsi uomo. Chi meglio di Dio può dirci la bellezza della nostra vita, della nostra storia: può esser complicata, difficile, ma mai brutta! Ciò che è importante è ciò che Dio sta operando in noi. Dove ci sta portando? Se Cristo ha abitato una mangiatoia, anche noi, con Lui, possiamo abitare ogni situazione e mantenere e custodire la bellezza e la dignità di figli di Dio.

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